In relazione alle recenti dichiarazioni sulle liste di attesa, è opportuno fornire alcuni chiarimenti, nella consapevolezza che ogni difficoltà incontrata da un cittadino nell’accesso alle prestazioni sanitarie merita attenzione e una risposta concreta.
La normativa vieta alle aziende sanitarie e ospedaliere di sospendere o chiudere le attività di prenotazione delle prestazioni comprese nei livelli essenziali di assistenza. È tuttavia necessario distinguere questa fattispecie dalla temporanea saturazione di una singola agenda o dall’assenza di disponibilità presso una determinata struttura.
La garanzia prevista dal Servizio sanitario riguarda infatti la prenotabilità della prestazione nell’ambito territoriale di garanzia e non la disponibilità presso ogni singola agenda o nella struttura indicata dal cittadino. Il sistema deve assicurare una proposta in uno dei punti della rete appartenenti all’ambito di riferimento; non può invece essere garantita, entro i tempi della classe di priorità, la possibilità di scegliere una specifica sede o un determinato professionista.
Quando il CUP non individua direttamente una disponibilità compatibile con la priorità della prescrizione, la richiesta non deve esaurirsi nell’invito a richiamare successivamente. In questi casi è previsto un percorso di tutela con presa in carico in back office: la domanda viene trasmessa alle strutture competenti, che verificano le disponibilità dell’intera rete e, quando necessario, attivano ulteriori soluzioni organizzative, compresi tempi aggiuntivi messi a disposizione dai professionisti.
I dati aggiornati mostrano un quadro più articolato rispetto a quello rappresentato come una generalizzata chiusura delle agende. Negli ambiti metropolitano e ponente le prestazioni comprese nella rilevazione risultano disponibili a livello di rete. Per alcune di esse permangono tempi superiori alle soglie previste, che costituiscono una criticità reale sulla quale continuare a intervenire, ma che non equivalgono alla sospensione delle prenotazioni. Anche nell’ambito del Levante le situazioni di effettiva non prenotabilità devono essere distinte dalle prestazioni non erogate in determinate sedi e dalla saturazione temporanea delle singole agende.
La rilevazione evidenzia, ad esempio, disponibilità per le visite dermatologiche in tutti e tre gli ambiti territoriali e per le visite oculistiche nella rete metropolitana e nel ponente. Anche per diverse prestazioni radiologiche richiamate nelle segnalazioni risultano presenti appuntamenti, sebbene in alcuni casi oltre i tempi previsti. Anche queste situazioni devono essere intercettate dal percorso di tutela e gestite attraverso l’intera rete, senza limitare la ricerca alla singola struttura.
Le segnalazioni dei cittadini e delle associazioni restano preziose, perché consentono di individuare eventuali difformità nell’applicazione delle procedure, problemi informativi o criticità riferite a specifiche prestazioni e sedi. Per poter essere verificate efficacemente è però necessario che riportino almeno la prestazione prescritta, la classe di priorità, la data del contatto con il CUP, l’ambito territoriale di garanzia e l’esito ricevuto.
L’obiettivo non è negare le difficoltà ancora presenti, né rappresentare risultati trionfalistici, ma fornire un’informazione corretta: le attese oltre soglia devono essere ridotte e il cittadino deve essere preso in carico quando il primo contatto con il CUP non produce una risposta adeguata. Al tempo stesso, la saturazione di una singola agenda non può essere automaticamente descritta come chiusura illegittima dell’intero sistema di prenotazione.
È interesse comune mantenere aperto il confronto con cittadini e associazioni, verificare puntualmente le segnalazioni e rendere sempre più conosciuti e accessibili i percorsi di tutela previsti.